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Artisti


BIOGRAFIA

Giuseppe Gallizioli è nato a Brescia nel 1935. Fin dagli inizi ha prodotto in paral- lelo acquarelli, tempere, pastelli, acquefor- ti, disegni. Numerosissime sono le mostre in Italia e all’estero (ricordiamo almeno a Brescia l’antologica del 2008 in Castello e nel 2014 la mostra di acquerelli all’AAB); notevoli i premi assegnatili (Michetti, Pa- sini e altri). È cresciuto a ridosso della cit- tà, in Costalunga alle pendici della Mad- dalena, quand’era ancora terra di roncari, e li è sempre vissuto, nella casa paterna di via Lazzaretto, che aveva l’aia, il enile, la macchia selvatica alle spalle, facendo del- la pittura un modo per difendersi, come il campo di un contadino, dall’assedio urba- no e industriale. Autodidatta in pittura, si muove nei tardi anni Cinquanta a anco di Gigi Fasser e Carlo Pescatori (coi quali fu preciso segnale di svolta una mostra alla galleria Alberti in città, nel 1959), Repossi, Anna Coccoli, Marpicati, a condividere le ragioni di quello che fu detto “realismo esistenziale”. Alle soglie degli anni Sessanta fu tra i promotori della svolta che avviò la stagione più feconda dell’Associazione Ar- tisti Bresciani nel suo rapporto con la città, nella rinnovata sede di via Gramsci. È tut- tora il vice presidente dell’AAB, della cui at- tività è il testimone storico. Si a erma negli anni Sessanta con una cifra forte, originale, d’un informale tutto d’evocazione natura- listica, nelle musne, le macchie di cespu- glio, le zolle di terra, ronzanti e fruscianti ma ispide, urticanti, minacciose, come fos- sero contratte nel male di vivere. Nel 1969 ottiene una borsa di studio per un corso di gra ca a Wolfsburg e in quell’anno ade- risce al movimento Phase che da Parigi si estese in tutta Europa come ultima inter- nazionale surrealista. Intensi ca i viaggi: in Polonia, Belgio, Olanda, Cecoslovacchia. È la ricerca degli spazialisti sull’espansione energetica, rappresentativa del caos vitale della natura-cosmo che lo porta ad avvici- narsi al linguaggio surrealista, e a muoversi in maniera ellittica tra l’a orare strati cato di frammenti iconici, elementi di oggetti e paesaggi, no all’assemblaggio surreale di frammenti calamitati da un tubo aspira- polvere o da altri tentacoli, come fosse un ufo immobile in cieli be ardamente limpi- di, o un suo grottesco periscopio a esplo- rare il trasloco assurdo del mondo in una fogna algida e levigata, ma pestilenziale.

 

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Tel. 030 393473

 

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gallizioli

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BIOGRAFIA

Giusi Lazzari è tra le principali gure di riferimento nel panorama dell’arte grafica bresciana. La sua pluridecennale esperienza nel settore dell’incisione rappresenta un curriculum per molti aspetti unico in ambito cittadino e ha le caratteristiche di un percorso artistico che ha saputo coniugare alla solida competenza in tutte le tecniche tradizionali una tensione espressiva in persistente colloquio con la con- temporaneità. Con molti colleghi della sua generazione, ha condiviso originali riflessioni intorno al ripensamento della gurazione in una chiave sempre più orientata ad un’espressione libera di segno materico. Ha partecipato attivamente alla definizione di uno stile di uso che dal racconto visivo della natura sconfina verso una progressiva dissoluzione della forma in una dimensione evocativa, che lascia campo libero all’emozione e alla poesia. Soprattutto nella ricerca più recente la tensione verso soluzioni quasi completamente aniconiche, sostenuta da un segno di efficacissima forza sintetica e da un cromatismo esuberante, conduce ad un percorso inventivo sempre più orientato in questo senso. Se la vocazione al segno e al tratto deciso ha orientato l’artista verso la grafica, occorre notare che una altrettanto evidente attitudine al colore e la consapevolezza riguardo le potenzialità poeti- che dei valori pittorici hanno in uito nella sua scelta di approfondire con metodo e grande impegno inventivo soluzioni sperimentali come quelle proposte da Hayter, che hanno a rancato le tecniche incisorie dagli eccessi di rigidità e disciplina, aggiungendovi valori espressivie variabili dall’e etto pittorico. Maestra vera, Giusi ha saputo far proprie le istanze delle tecniche tradizionali, maturando una capacità pratica tale da poter esercitare un dominio sugli e etti spesso imprevedibili del torchio. È riuscita ad ottenere nel suo lavoro il di cile incontro tra invenzione e realizzazione, generando visioni che offrono nuovi punti di vista, solo lievemente discosti da quelli soliti, ma capaci di suscitare una percezione nuova, che ha a che fare con il vissuto di tutti noi, che ha il sapore nostalgico di piccoli luoghi della memoria con- divisa e di qualcosa di più indefinito che ci sfugge, ma ci emoziona.

 

 

CONTATTI

Bottega di incisione, via Francesco Lana, 20 Brescia

Cell. 338 6126340

lazzari.giusy@libero.it www.giusilazzari.it

 

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lazzari

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BIOGRAFIA

Quale allievo della scuola d’arte della AAB, segue i corsi di pittura e figura del Maestro Enrico Schinetti.

 

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Via Mantova,9 Brescia tel. 3281989136 / 030292109

 

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mazzoncini

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BIOGRAFIA

Pinuccia Nicolosi viene da una consuetudine di affondo nella natura come in un impasto lirico e psichico, cogliendone le variazioni, il senso primigenio, in un crescendo sinfonico, ma anche in una estrema foga, all’appassionata ricerca di una “luce fisica” tutta interna al mondo delle cose e al loro presentarsi improvviso alla coscienza. Scandagliando la natura, anche a colpi di spatola, struggendosi nella terra e nel sottobosco, Pinuccia Nicolosi ne aumenta la tensione, perché ne fa un terreno di lotta e di resa, di caparbietà e d’abbandono, in una vitalità sorda, aspra, ma con un fondo gravido di presentimenti. Domina una luce “oscura” che come un barbaglio o una reliquia viene proprio dall’interno della materia stessa, sottoposta a varie metamorfosi, liberandosi da colori scuri e drammatici, cupi, bluastri, verdi paludosi. Il brulicare della natura è anche un impasto psichico, a dire d’umanità e piante irretite nello stesso destino di viluppo tenace, organico, perché solo nella metamorfosi incessante che dissolve la forma avanza la vita. E insieme l’artista può frugare nella terra umida e ripescare il mondo notturno precipitato nell’acqua come una realtà risucchiata nello specchio dei primordi dell’universo. C’è un cruccio carico di consolazione lirica, nel tentativo di scovare il senso di un’atavica discendenza.

E’ quasi un percorso a tappe quello di Pinuccia Nicolosi nel campo dell’arte. Già durante gli studi universitari (è insegnate di lettere) e anche dopo ha frequentato corsi di disegno, nudo, pittura e affresco presso l’AAB. Le prime esposizioni, iniziate nel 1977 mostrano un indirizzo nettamente figurativo, privilegiando soprattutto il colore. In seguito ha frequentato per anni la Scuola internazionale di grafica a Venezia, che l’ha avviata all’uso del torchio , quindi delle varie tecniche incisorie, dell’acquarello astratto e delle tecniche miste. Intense sono state poi esperienze e workshop in Umbria, a Berlino, a Monaco e a Cornuda presso il Museo della tipoteca italiana dove ha lavorato specialmente nella xilografia. Le varie esperienze hanno dato all’artista la possibilità di indugiare con meno insistenza nel segno rigido (al quale era affezionata), che attualmente è più libero e che appare quasi in leitmotiv sia nelle opere sia su tela che su carta. Espone nel 1977. Numerose sono le mostre collettive personali in Italia e a Londra, Berlino, Monaco, New York, Pechino. Sue opere si trovano presso musei, collezioni pubbliche e private. Ha conseguito il primo premio Treccani. E’ presente nella collezione del Museo Arte e Spiritualità-Paolo VI di Concesio (BS).E’ quasi un percorso a tappe quello di Pinuccia Nicolosi nel campo dell’arte. Già durante gli studi universitari (è insegnate di lettere) e anche dopo ha frequentato corsi di disegno, nudo, pittura e affresco presso l’AAB. Le prime esposizioni, iniziate nel 1977 mostrano un indirizzo nettamente figurativo, privilegiando soprattutto il colore. In seguito ha frequentato per anni la Scuola internazionale di grafica a Venezia, che l’ha avviata all’uso del torchio , quindi delle varie tecniche incisorie, dell’acquarello astratto e delle tecniche miste. Intense sono state poi esperienze e workshop in Umbria, a Berlino, a Monaco e a Cornuda presso il Museo della tipoteca italiana dove ha lavorato specialmente nella xilografia. Le varie esperienze hanno dato all’artista la possibilità di indugiare con meno insistenza nel segno rigido (al quale era affezionata), che attualmente è più libero e che appare quasi in leitmotiv sia nelle opere sia su tela che su carta. Espone nel 1977. Numerose sono le mostre collettive personali in Italia e a Londra, Berlino, Monaco, New York, Pechino. Sue opere si trovano presso musei, collezioni pubbliche e private. Ha conseguito il primo premio Treccani. E’ presente nella collezione del Museo Arte e Spiritualità-Paolo VI di Concesio (BS).

MOSTRE

Numerose mostre collettive e personali in Italia, Londra, Berlino, Monaco, New York, Pechino. Sue opere si trovano presso musei, collezioni pubbliche e private.

PREMI E RICONOSCIMENTI

Primo premio Treccani. Presente nella collezione del Museo Arte e Spiritualità (Paolo VI) di Concesio (BS).

ALCUNE OPERE

Convivio

Conviviale, tecnica mista su cartoncino, 2010, cm. 45 x 60

 

Fondali

Fondali, tecnica mista su cartoncino, 2008, cm. 43 x 58

 

Il nido

 

Pesca sul lago d'argento

Pesca sul lago d’argento, tecnica mista su cartoncino, 2009, cm. 47 x 42

 

Rosso a occidente

 

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CONTATTI

Pinuccia Nicolosi,
via N. Sauro, 4
25128 Brescia.
Tel. +39 030393906.
Cell. +39 3402911968
e-mail: nikka7@hotmail.it

 

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nicolosi

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BIOGRAFIA

Ho espresso da tempo il mio modo d’intendere la pittura e tuttavia, ogni volta che mi viene chiesto, sento la domanda come fosse la prima volta. Fare pittura per me, come sicuramente per tanti altri pittori, è un modo di raccontare e, nel mio caso, aggiungerei: per raccontarmi. Non a caso parlo sempre di paesaggio e lo faccio da tempo ormai lontano. Dalle suggestioni ricevute da opere di grandi artisti del secolo scorso, alle riflessioni sul mio stato che guardava al presente e, con spirito possibilmente critico, lo voleva individuare proponendo frammenti di visione, senza escludere rimandi mnemonici. Io sulla tela, o su qualsiasi supporto, dichiaro da sempre (a livello illustrativo) che il mio racconto è fisico, manuale: nulla di virtuale per intenderci. Ogni opera che propongo inizia con il segno teso a rafforzare l’idea di fisicità e, per questo motivo, l’immagine proposta parte da una traccia a grafite o a carbone, come una scrittura iconica che si trasforma sempre in pittura. Il mio paesaggio (dopo anni di pittura “naturalistica”?) scelse la rappresentazione bidimensionale attraverso decolorazioni, seguite da nuove colorazioni su tele originariamente policrome, di canapa o cotone. Era la fine degli anni settanta quando approdai a superfici dipinte con larghe campiture di colore, caratterizzate comunque da un segno di supporto molto evidente. E, nelle opere attuali, posso confermare di essere rimasto fedele a quella scelta.       GigiParacchini

Le varie mostre personali si sono tenute in gallerie private e spazi pubblici in diverse città italiane: Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Verona, Treviso, Piacenza, Bologna, Teramo, L’Aquila ed altre località, anche con mostre collettive.

Ogni mostra personale, esito di una precisa riflessione, presentava ed attualmente presenta, le opere che si riferiscono a quel preciso momento che dà il titolo alla stessa mostra. Es: Immagini del muro ricordato,Percorso, Calendari senza giorni, Alberi di pace, Il volo della mano, Isola fertile, Giardino piccolo ed ovviamente altre.

Tutte le mostre sono state presentate da testi critici: per quelle citate: EldaFezzi, Mauro Corradini, Giovanni Cordero, Pia Ferrari, Fausto Lorenzi, Paola Azzolini, Carmelo Strano. Per brevità del testo ho fatto riferimento solo a qualche esempio e rimando sempre ad un sito personale per pubblicare tutto il materiale riferibile alla mia operazione artistica. L’occasione farà in modo che io possa dichiarare tutta la mia riconoscenza alle varie personalità della critica d’arte che, con testi e recensioni delle varie mostre, mi hanno fortemente aiutato.

 

ALCUNE OPERE

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CONTATTI

luigi.paracchini@tiscali.it

 

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paracchini

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BIOGRAFIA

Laura Massardi è nata a Brescia nel 1960.

Piero Tramonta è stato il primo artista che l’ha seguita nel suo percorso pittorico.

Frequenta dal 2008 i corsi di pittura e figura dell’AAB sotto la guida del maestro Enrico Schinetti.

La passione per l’arte ed il disegno coltivata in famiglia ha permeato la sua vita.

Ha partecipato alle mostre collettive dal 2011 al 2018 della rassegna Ricognizione presso l’AAB.  Nel 2011 e 2012 presso l’Associazione culturale Movente a Concesio. Nel 2013 nel Palazzo ex Monte di Pietà a San Felice del Benaco, nel 2017 Arte in libertà  presso Golf Feudo ad Asti e nel 2018 Incroci divergenti presso il Salone Vanvitelliano a Brescia. Nel 2016 ha esposto la sua personale Ricerca d’identità all’ AAB a Brescia. Nel 2018 una collettiva, “S/nodi dell’inconscio”, a Vestone, presso l’ associazione “Via Glisenti, 43”.

Laura Massardi

Giovanna Galli

Pittura come luogo di esplorazione, come territorio da percorrere per individuare nuovi orizzonti da oltrepassare che conducano lontano e al tempo stesso molto vicino, in un viaggio silenzioso e risoluto alla scoperta – o almeno alla ricerca – di se stessi.

 

Il tema dell’identità, sviluppato con una particolare attenzione nei confronti dell’inconscio e delle sue ambigue e imprescindibili questioni, che sottendono ogni manifestazione della nostra presenza al mondo, ricorre con insistenza nella pittura materica di Laura Massardi.

 

Sempre spinta da un’energica vena sperimentativa, negli ultimi lavori ha momentaneamente scelto un percorso di progressivo allontanamento dalla figura umana, che è stata principale argomento della sua precedente produzione di tormentata intonazione espressionista, per inseguire uno sconfinamento verso soluzioni più libere di matrice astratto-informale che risultano a tratti alleggerite da una componente lirica ed evocativa, anche grazie ad una tavolozza più varia e meno cupa.

Punto di partenza per l’attuale serie di opere S/Nodi dell’inconscio, composizioni eseguite con una tecnica mista che abbina al gesso il colore ad olio, dominate da un segno pittorico deciso e materico, grazie al quale l’impasto cromatico steso in spatolate si rapprende aggiungendo un valore quasi plastico alla superficie del dipinto; restano comunque appunti visivi, dettagli di realtà estrapolati dalla natura, come le cortecce degli alberi colte in particolare, che stimolano riflessioni nell’artista e vengono dunque decontestualizzati e rielaborati in funzione di una loro carica simbolica che insiste, sia livello di ispirazione che di risultato evocativo, sui temi a lei cari.

Nodi, scabrosità, increspature, ruvidezze, aperture parlano, ancora una volta, di moti dell’anima, inquietudini, disagi, impulsi, in una visione che riporta costantemente al centro della riflessione i grandi ed eterni interrogativi dell’essere uomini.

Laura Massardi  vive e lavora a Brescia

 

ALCUNE OPERE

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CONTATTI

Tel. +39 335 7071748

e-mail: laura.massardi@gmail.com

 

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massardi

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BIOGRAFIA

Ivan Battaglia nasce a Brescia il 18 settembre 1947. Già nel 1977 ha ricevuto una menzione di merito al prestigioso Premio Moretto e la “Croix d’Honneur” al Prix International de Peinture France Italie. Tra mostre con favorevoli esiti, il suo percorso artistico non è cambiato, in oltre quarant’anni di attività, nel condividere l’autenticità della natura indagandola nell’autonomia al futuro con la curiosità di sempre. A iniziare da pennellate o spatolate o inserti vari incollati, e tessere di mosaico, ma che talvolta rende grezza in mescole con polvere di quarzo o cenere, rilievi a gesso nella fusione con tele preparate a stucco nel lasciare i pigmenti ad asciugarsi come per un affresco. A codificare inquietudini interiori, pervenendo all’uso di strumenti occasionali per grattare l’esteriorità, oppure isolarla in astrazioni poetiche nella ricchezza dei timbri di azzurri, rossi, gialli e grigi ancora di un lirismo veemente. Per questo espone i drammi e le passioni con una pittura di grande impatto nel contare su materiali poveri, semplici, e descrivere la sofferenza di un inverno alle porte.

Dalla metà degli anni Sessanta ad oggi rispecchia intonazioni essenzialmente conoscitive di un museo ipotetico e una collezione che sia permanente nel suo insistere sulle consistenze per panorami altri. Da qui l’introduzione di proporzioni che ritrae dal 2000 in poi, ossia da quando recupera l’arcaico stupore nell’osmosi con articolazioni che accordano un appressamento anche simbiotico. Ed esplorando piani di colore che sfumano tra passato e presente, la sensazione è di trovarci anche questa volta in istanti onirici, quando l’impressione cruciale sta nel penetrare la fisicità suscitata dall’artista che feconda appigli al fine di staccarsi dai problemi del quotidiano, o per entrarci. Sicché il suo reale è nel paradosso di un paradiso perduto per l’incuria verso la natura, attingendo a confessioni che consegna la bellezza a un futuro sconosciuto ma prevedibile. Tant’è vero che l’incremento di un’analisi antropologica nelle sue opere procede con quanti hanno a cuore il discorso di protezione della fauna, delle foreste, dei fiumi, dei laghi, degli alberi che pone come contrassegno primitivista nell’affrontare la questione dell’essere artista nella stagione dell’inquinamento che consuma tutto e tutti.

Elemento chiave che formula nell’immaginare un’immagine, nell’intervento in cui cerca una direzione oltre un peso interiore. E questo nel suo percorso artistico è paradigma di un sunto tra i suoi paesaggi, il suo stesso simbolo di vita raffigurato da un albero stilizzato nel suo essere con la chioma tondeggiante e ben tenuto nella perfezione del profilo. Ne diviene un tema specifico, un linguaggio che cerca risorse per l’arte. E’ dunque nel racconto lo scandire dell’interminabile, ed è la circostanza la protagonista della fantasia, in quegli alberi che mischiano sequele di artistiche topografie dove il tramonto è sempre più vicino all’alba e la tela è superficie per un paesaggio dai volumi da tradurre in turbamenti dell’incorporeo che muove tutto il suo lavoro degli ultimi anni. Per questo, artista tra i più originali, Ivan Battaglia è importante per aver riepilogato l’istantaneità dell’immateriale e per la sensibilità del sentimento che concentra in soggetti colmi di cromatismi densi, in attinenze nel sondare l’attimo rigenerante nell’invito a piantare un albero seppure all’ombra di una ciminiera. Presenze di matrice ermeneutica per un’inchiesta utile alla collettività mediante l’arte, senza artificiose gerarchie né l’eccesso politico e ideologico ma in potenzialità effettive a congiunture storiche.

Hanno scritto: Andrea Barretta, Marco Bettelli, Simone Fappanni, Giampietro Guiotto, Bianca Martinelli, Luciano Spiazzi

Bibliografia:

Ivan Battaglia: figurazioni del tempo che passa”, a cura di Marco Bettelli, ed. Com  Print, pp. 60, Brescia 2008.

Trasparenze meditative nell’arte di Ivan Battaglia”, a cura e di Andrea Barretta, ed ab/arte, pp. 84, Brescia 2017, monografia archiviata nella biblioteca del Metropolitan Museum di New York.

 

ALCUNE OPERE

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battaglia

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BIOGRAFIA

Vive e lavora a Quinzano d’Oglio(Bs). Il suo talento è stato forgiato  sotto la guida del pittore Renato

Rubagotti ed ulteriormente affinato grazie alla frequentazione dello studio del maestro Giovanni

Repossi. Ha partecipato a numerose mostre personali, collettive, fiere d’arte, fra cui ArtePadova e la

Biennale di Brescia, conseguendo premi e riconoscimenti oltre alla medaglia d’Argento al IV Concorso

Kiwanis di Bs.  I suoi lavori figurano in pubblicazioni d’arte e sulla copertina di tre libri: “Se deliziar vuoi

il palato” ,”L’ombra”,  e “Tracce d’arte Bresciana”.

Hanno parlato di lei: Giovanna Galli “…colpisce l’atmosfera intimistica e quasi metafisica…”;

Tiziana Cordani “il binomio “realtà-verità” trova nell’opera una sua armonia di composizione e una

espressione fortemente rasserenatrice”, Giovanni Quaresmini ” opere cariche della sua trepida

interiorità, scorci avvolti in antichi silenzi”; Agostino Garda ” manifesta amore per la natura (……)speranza

per un mondo che va salvato”; Giovanni Repossi “crede nella pittura con grande tenacia….dimostrando

di possedere non solo entusiasmo, ma anche doti personali di sensibile osservatrice”; Renato Rubagotti

“Si avverte la maestria del colore che l’artista sa riversare sulla propria tavolozza con pennellate di diverse

variazioni cromatiche e con una forza lirica”. Simone Fappanni ”Un uso sapiente della prospettiva contribuisce a rendere ancora più partecipe l’osservatore, attratto da questa pittura priva di elementi meramente  accessori, ma assolutamente ricca di limpidi accentuazioni cromatiche”

 

ALCUNE OPERE

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CONTATTI

Via Montagna 11, 25027 Quinzano d’Oglio(Bs)

e-mail:corneliafranz@virgilio.it

 

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calzavacca

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BIOGRAFIA

Figlia artistica delle avanguardie storiche, Adriana Pullio nasce a Luino nel 1943, in provincia di Varese sulla sponda orientale del lago Maggiore. Dopo pochi anni si trasferisce con la famiglia a Milano nel 1953.

Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera, presso la cattedra di pittura di Mauro Reggiani nel 1967, ha insegnato disegno e storia dell’arte, e ha collaborato con studi di architettura tra cui quello di Piero Bottoni. Personaggio dai molti interessi, in comune con la nostra artista, che non la sola urbanistica in un intenso rapporto con le arti che lo portano alla Triennale, e tra i protagonisti del Razionalismo.

Fuori dai rituali mondani dell’arte, ha frequentato l’ambiente culturale dei Navigli, e ha conosciuto Giovanni Campus e Mario Nigro, che aderì al Movimento Arte Concreta di Gillo Dorfles, seguendo la via dell’astrattismo. Poi anche Fontana e Minguzzi, che per un periodo ha avuto il suo laboratorio nel suo stesso palazzo a Milano, tutti proiettati in un panorama internazionale.  Ed è questa la Milano di quegli anni in cui ha avuto la fortuna di esserci, anche nei luoghi d’arte che erano più d’incontro, di ritrovo, lontani dall’attuale “mercato” contemporaneo, in quel tempo di là da venire. Luoghi che sono entrati nella storia dell’arte, come la “Galleria Blu”, la “Vismara”, “Il Milione”, con il gruppo degli astrattisti: Soldati, Rho, Radice, Reggiani, Bogliardi e Ghiringhelli, e che portò in Italia Georges Rouault e Kandinsky.

Giovanissima, dunque, ha vissuto la forte diatriba tra astrattismo e realismo figurativo, in contrasto con l’informale e con l’astrattismo geometrico; una contrapposizione che diventerà gerarchica e identificherà la frattura fra due culture, figurativa e astratta, in due ideologie e purtroppo in due esperienze politiche, con distinte gallerie.

Nelle sue opere resta nei mezzi espressivi e nel fondamento dell’astrattismo geometrico che sono la linea e il colore, e come forma il rettangolo che non ha l’ambiguità della curva, tanto che il centro nelle sue tele è ovunque mentre il perimetro circolare da nessuna parte. Perché in ogni punto si può trovare qualcosa di coinvolgente, nell’uso dei colori primari: giallo, blu, rosso.

Assembla linee in cui non è più individuabile un riferimento imitativo, nell’azzeramento della figura e nel tentativo – riuscito – di dare immagini mediate dalla prospettiva del colore, e dal rapporto che intercorre con il piano, tra spazio e profilo, come per un caleidoscopio da cui trarre quell’ispirazione che fu apripista ai più innovativi gruppi artistici del secondo Novecento. Lo fa per empatia, nell’essere artista che è la sua stessa esistenza. E ne rappresenta l’indipendenza e al contempo l’accessibilità per crescere in un panorama europeo e non solo, e allontanarsi sempre più da assetti negativi, guardando alla sperimentazione di quanti sentivano l’urgenza – alcuni il dovere – di attuare quel nuovo tipo di arte, tra entusiasmi pittorici e provocazioni, oppure semplificazioni quale l’ordine della geometria.

Alcuni di questi artisti sono stati più vicini, e hanno avuto un ruolo importante nella sua vita. Tra questi: Mauro Reggiani e Mario Radice (cui ha dedicato la sua tesi). Soprattutto con Reggiani, in collaborazione tra stima e amicizia, avendo dal 1967 e fino alla sua morte nel 1980, condiviso il suo studio in Via Solferino a Milano, e anche quello di Albissola Marina in Liguria,

Inizia come artista totale, tra disegni, chine, incisioni, pitture, sculture. Dipinge a olio ed è attratta dalla calcografia, con primi lavori all’acquaforte, che nel 1968 espone nel Palazzo Pretorio di Arezzo nella collettiva: “Italia bianco e nero”, con i premiati Giorgio Bompadre, uno dei più importanti maestri dell’incisione, con Marino Marini e Renzo Vespignani. Non solo. Inizialmente ha praticato anche la scultura e con buoni risultati se nel 1962 riceve, nell’ambito del “Premio Avezzano” assegnato a Remo Brindisi, il “Premio Marsica” per l’opera: “Testa di fanciulla”.

In questa Milano d’avanguardie traccia la sua strada, certa che per gli artisti e per l’arte la componente dell’estro è soltanto quella sostenuta dalla cultura, pur in eventi non scevri da condizionamenti e legami politici, sociali e intellettuali, che erano alla base dell’attività creativa negli anni centrali del Novecento, e per lei foriera di evoluzioni cui non era estranea un’economia difficile per molti. Tanto che a quel tempo si dava molta importanza negli ambienti di “sinistra” all’appellativo “sociale”, che comunque ha praticato e ha ripreso nella disponibilità a partecipare a progetti solidali. Tant’è che nel 2013 partecipa a una collettiva a “L’Arsenale” di Iseo per “L’arte sostiene la cultura” in aiuto all’attività della Fondazione stessa; così pure l’anno dopo per il Rotary Club Franciacorta al fine di un’asta benefica. Poi tra poche mostre per scelta, e pochi incontri pubblici, per una ritrosia alla banalizzazione di proposte votate al mercato ormai deviato al brutto e all’inutile, ecco una sua importante personale a Milano alla “Galleria Ciovasso” in ottobre del 2008, in contemporanea con la mostra alla “Galleria Blu”, di Guido Biasi, esponente del Movimento Arte Nucleare insieme a Baj e Dangelo. E le mostre presso lo Studio A&A di Iseo, 2010, e alla “Galleria Scoglio di Quarto” di Milano nel 2017.

Vive il colore, connesso a una luce atmosferica, come necessità per aggettivare un proprio linguaggio creativo che instancabilmente modula in rapporti con la sua stessa vita, che la porta, ad esempio, a lasciare Milano per alcuni giorni ogni settimana e vivere a Iseo, sulle sponde del lago che ospita il suo studio e che – dice – le offre la dimensione giusta per il suo dipingere. Inesauribile nella carica artistica che intreccia attraversamenti sapienziali in proiezioni contemporanee della storia dell’arte e dell’estetica come sensibilità, che hanno corroborato i suoi studi, in circostanze e situazioni che ha saputo cogliere nel corso di anni pregni di stimoli e progressivi moltiplicatori filologici come per delle stagioni da fissare sulle tele.

Oggi pone un’istanza artistica che iscrive il valore etico nella cultura e non nel mercato, allo slancio del fare più che all’isteria del déjà vu, al piacere di momenti dedicati piuttosto che alla fretta di una produzione scadente. Perché il mondo in crisi in cui viviamo ha messo in difficoltà anche l’artista, e la società dei consumi tende a perdere la grammatica del turbamento, quella ricerca anche estetica, che invece propone.

Hanno scritto: Andrea Barretta, Arianna Baldoni, Giorgio Bonomi, Domenico Cara, Giampietro Guiotto, Bianca Martinelli.

Bibliografia

Adriana Pullio”, catalogo Galleria Ciovasso di Milano, ottobre 2008, pp. 50

“Adriana Pullio”, catalogo Galleria Scoglio di Quarto, Milano, febbraio 2017, pp. 50

L’infinito nelle geometrie di Adriana Pullio”, a cura e di Andrea Barretta, ed ab/arte, Brescia, aprile 2018, pp 108, presente nella biblioteca del Metropolitan Museum di New York.

 

ALUNE OPERE

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CONTATTI

www.adrianapullio.com

 

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pullio

Categoria: Artisti


BIOGRAFIA

William Antonio Fantini, nato a Brescia nel 1954, si diploma all’Istituto d’Arte.Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra le sue maggiori esposizioni, la personale del 1990, a Palazzo Ducale di Mantova, presentata dal Sovrintendente Aldo Ciccinelli. Nel 1996 ottiene  il primo premio assoluto nella Rassegna Monteclarense, con giuria presieduta da Ernesto Treccani. Nel 2005, realizza la mostra itinerante Icone della contemporaneità, su Giovanna D’Arco ed Ernesto Guevara. Ha allestito due mostre personali ad IstanbulOrientalisti contemporanei, presso l’Art Point Gallery nel 2008 e Noè nei porti di Istanbul si è tenuta alla Pera Art Gallery nel 2009. Nel 2011, per il 150° anniversario dell’Unità nazionale, ha dipinto “storie di donne” per la mostra Sorelle d’Italia. Nel 2006, un suo dipinto è stato scelto quale copertina per il libro di racconti Sangue di Giuda di Mara David (Starrylink Editrice Brescia). Suoi ritratti sono inseriti nella raccolta di poesie, della stessa David, L’ocra e l’indaco (Starrylink Editrice).

Dal 2009 al 2014, ricopre l’incarico di Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura  a Gardone Val Trompia e grazie alla carica, promuove gli artisti gardonesi del primo e secondo ’900, tra i quali Giuseppe e Tita Mozzoni, Beppi Mino, Massimo Zuppelli, e l’attività artistica dell’incisione. Riesce inoltre ad innescare un circolo di eventi artistici invitando, ad esporre a Gardone V.T.,numerosi artisti di fama. Ha, altresì, promosso e sostenuto l’allestimento del Museo Gardonese della Stampa: L’Officina del Torcoliere. Nel 2014, in qualità di ritrattista ufficiale dell’Ateneo di Brescia ha presentato due dipinti.

Nel 2015 gli viene dedicata una mostra personale all’AAB ed ha partecipato ad una collettiva presso la Rocca di Orzinuovi. Nel biennio 2016-2017, ha esposto in mostre personali e collettive a Rudiano, Gardone V.T.,Chiari, Lograto, Monza. A dicembre 2018, presso la Pieve di Urago Mella verrà allestita la mostra “Natale con S.Paolo VI.

Nel 2016, sotto l’egida dei Comuni di Gardone V.T.,Sarezzo e Lumezzane, ha   organizzato corsi liberi di formazione artistica, avvalendosi delle  competenze tecniche di artisti e professori d’arte. Nello stesso anno ha avviato, con la collaborazione MUSICART’E’ di Monza, un progetto di video d’arte e sono stati prodotti due cataloghi digitali musicati, dedicati alle sue opere. Hanno scritto di lui Maurizio Bernardelli Curuz, Alberto Chiappani, Mauro Corradini, Claudio Cristina, Fausto Lorenzi, Ettore Marchina, Luciano Spiazzi, Ernesto Treccani, Giannetto Valzelli, Maurizio Zadra, Alberto Zaina, Tonino Zana, Massimo Zuppelli.

 

ALCUNE OPERE:

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CONTATTI:

Studio: VIA GRAMSCI,1 Gardone Valtrompia

Cell. 366/4410447

 

LA PAGINA DELL’ANNUARIO

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