Giuseppe Gallizioli


BIOGRAFIA

Giuseppe Gallizioli è nato a Brescia nel 1935. Fin dagli inizi ha prodotto in paral- lelo acquarelli, tempere, pastelli, acquefor- ti, disegni. Numerosissime sono le mostre in Italia e all’estero (ricordiamo almeno a Brescia l’antologica del 2008 in Castello e nel 2014 la mostra di acquerelli all’AAB); notevoli i premi assegnatili (Michetti, Pa- sini e altri). È cresciuto a ridosso della cit- tà, in Costalunga alle pendici della Mad- dalena, quand’era ancora terra di roncari, e li è sempre vissuto, nella casa paterna di via Lazzaretto, che aveva l’aia, il enile, la macchia selvatica alle spalle, facendo del- la pittura un modo per difendersi, come il campo di un contadino, dall’assedio urba- no e industriale. Autodidatta in pittura, si muove nei tardi anni Cinquanta a anco di Gigi Fasser e Carlo Pescatori (coi quali fu preciso segnale di svolta una mostra alla galleria Alberti in città, nel 1959), Repossi, Anna Coccoli, Marpicati, a condividere le ragioni di quello che fu detto “realismo esistenziale”. Alle soglie degli anni Sessanta fu tra i promotori della svolta che avviò la stagione più feconda dell’Associazione Ar- tisti Bresciani nel suo rapporto con la città, nella rinnovata sede di via Gramsci. È tut- tora il vice presidente dell’AAB, della cui at- tività è il testimone storico. Si a erma negli anni Sessanta con una cifra forte, originale, d’un informale tutto d’evocazione natura- listica, nelle musne, le macchie di cespu- glio, le zolle di terra, ronzanti e fruscianti ma ispide, urticanti, minacciose, come fos- sero contratte nel male di vivere. Nel 1969 ottiene una borsa di studio per un corso di gra ca a Wolfsburg e in quell’anno ade- risce al movimento Phase che da Parigi si estese in tutta Europa come ultima inter- nazionale surrealista. Intensi ca i viaggi: in Polonia, Belgio, Olanda, Cecoslovacchia. È la ricerca degli spazialisti sull’espansione energetica, rappresentativa del caos vitale della natura-cosmo che lo porta ad avvici- narsi al linguaggio surrealista, e a muoversi in maniera ellittica tra l’a orare strati cato di frammenti iconici, elementi di oggetti e paesaggi, no all’assemblaggio surreale di frammenti calamitati da un tubo aspira- polvere o da altri tentacoli, come fosse un ufo immobile in cieli be ardamente limpi- di, o un suo grottesco periscopio a esplo- rare il trasloco assurdo del mondo in una fogna algida e levigata, ma pestilenziale.

 

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