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LA STORIA DELL’AAB


Il 24 maggio 1945, ad appena un mese dalla Liberazione, nella sede della Camera del Lavoro, sita allora in via San Martino della Battaglia, su iniziativa di un gruppo di artisti coordinati dallo scultore Giovanni Asti, nacque ufficialmente a Brescia un sodalizio denominato “Arte e cultura”, che si costituì fin dall’inizio come libera associazione, con il fine di riorganizzare, dopo gli anni di crisi della dittatura fascista e della guerra, l’assistenza e la formazione professionale degli affiliati, oltre che il circuito espositivo. Lo statuto, redatto da una commissione formata dallo stesso Asti e dagli artisti Aride Corbellini, Mario Gatti, Vincenzo Pini e Furia Tempini, venne approvato il 2 giugno 1945. Di esso non è rimasta alcuna testimonianza diretta: l’archivio dell’Associazione è carente di documenti anteriori al 1970, a causa sia dell’iniziale trascuratezza, sia del trasferimento della sede avvenuto nel 1990. Il primo statuto di cui sia stato conservato il testo venne approvato dall’assemblea generale dei soci il 17 luglio 1949[1]. Le finalità erano indicate nell’articolo 1: l’AAB «ha per scopo l’incremento e la valorizzazione dell’arte nelle sue varie forme e in particolar modo delle arti figurative, allestendo mostre d’arte e provvedendo ad una scuola di disegno per artisti ed artigiani.» Primo presidente fu l’ingegner Gianbattista Bignetti.

Il prefetto della Liberazione, l’avvocato Pietro Bulloni, mise a disposizione dell’Associazione alcuni ambienti del pianterreno del palazzo Bettoni Cazzago in via Gramsci 17, che era stato occupato dalle Poste centrali fino al 1932 e rimasto inutilizzato. L’Associazione ebbe sede in tali ambienti fino al 1990.

Nel 1946 il sodalizio assunse il nome di “Associazione artistica bresciana” e nel 1962 quello attuale di “Associazione artisti bresciani”.

La prima esposizione venne organizzata il 14 ottobre 1945: parteciparono alla rassegna centoventi artisti bresciani e all’inaugurazione intervennero il sindaco Guglielmo Ghislandi e il prefetto Bulloni. Fino al 1950 in occasione delle mostre dei soci e degli allievi vennero assegnati dei premi, perché all’Associazione il Comune e l’Ateneo affidarono il compito di organizzare i concorsi previsti da diversi legati testamentari, fra cui quello Brozzoni.

Fin dalla fondazione uno dei momenti qualificanti dell’Associazione fu la scuola d’arte: nel citato statuto del 1949 essa veniva indicata come suo compito precipuo. Nella scuola, che è sempre stata ed è tuttora molto apprezzata e frequentata per la sua serietà, hanno insegnato autorevoli rappresentanti dell’arte bresciana e si sono formate diverse generazioni di artisti locali. Il primo direttore e docente fu Emilio Rizzi.

L’Associazione, fin dagli esordi, pur con contraddizioni e discontinuità, si è qualificata per il suo impegno formativo e culturale, iniziando così a ricoprire un ruolo determinante nell’ambiente intellettuale bresciano: accanto alle attività espositive e alla scuola d’arte l’AAB ha continuamente organizzato convegni, conferenze, dibattiti, presentazioni di libri e cataloghi, concerti, corsi, concorsi, premi, borse di studio, proiezioni, svolgendo un compito di stimolo e di proposta anche dal punto di vista civico.

Il quinquennio iniziale (1945-1950) si caratterizzò per la strutturazione del sodalizio, ma anche per alcuni aspetti e limiti che ne hanno percorso l’intera storia: la questione della sede, la mancanza di fondi certi, la difficoltà dei rapporti con le amministrazioni locali e la critica, i contrasti fra i cosiddetti “tradizionalisti” e “innovatori”, attenti alle novità emerse nell’arte europea del primo Novecento e legati, in una logica sprovincializzante, agli esponenti della pittura neoespressionista e neocubista italiana quali Birolli, Vedova, Morlotti, Licini. In una mostra del novembre 1946 venivano esposte opere di Birolli, Morlotti, Cassinari, Guttuso.

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Gli anni Cinquanta si contraddistinsero per una serie di conflitti sulle scelte artistiche e sulle persone che avrebbero dovuto guidare l’Associazione e realizzare il programma culturale. Dopo il fervore entusiasta della fondazione, fu un periodo di stagnazione delle attività, ma anche di tentativi di innovazione: i corsi della scuola d’arte furono riorganizzati con la finalità di sviluppare competenze professionali-artigianali, ma vennero a mancare i sostegni finanziari e i riconoscimenti auspicati; inoltre era sempre attuale il problema della mancanza di una sede adeguata dove svolgere le lezioni. Risale a quel periodo la partecipazione di rappresentanti dell’Associazione nelle commissioni giudicatrici del “Premio Brescia”, manifestazione di livello nazionale organizzata dall’Ente provinciale per il turismo negli anni 1952 e 1953 e accompagnata da vivaci polemiche e da animate discussioni tra i “moderni” e i tradizionalisti, poiché i premi vennero assegnati agli esponenti della pittura d’avanguardia, fra i quali, oltre che ad artisti bresciani, Migneco e Spreafico.

Gli anni Sessanta furono anni di grandi rinnovamenti e trasformazioni, soprattutto sotto le presidenze di Adriano Grasso Caprioli e di Gigi Fasser: la riqualificazione dell’attività espositiva (con le mostre, ad esempio, di Mario Sironi, Franco Francese, Piero Guccione, Renato Birolli, Enrico Baj, Emilio Vedova, Georges Mathieu, Gabriele Mucchi, Giorgio Morandi, Giacomo Manzù) e di quella culturale; il rilancio della scuola serale, trasformata in una vera e propria scuola d’arte e considerata propedeutica all’istituzione di un’accademia; la formalizzazione del rapporto con gli enti locali, in particolare con il Comune di Brescia; l’adeguamento dello statuto alle esigenze ed al ruolo sociale degli artisti, in favore dei quali andavano anche le pressioni perché gli enti locali rispettassero la legge detta del 2% (Norme per l’arte negli edifici pubblici). Notevole fu pure l’impegno profuso per l’apertura della galleria d’arte moderna e contemporanea. Su progetto dell’architetto Fasser inoltre venne ristrutturata, in tempi brevissimi, la sede di via Gramsci. L’AAB divenne il punto di incontro per eccellenza di artisti e intellettuali, oltre che elemento generatore nel quartiere di numerose gallerie private. La varietà delle manifestazioni (di giorno le mostre, di sera dibattiti, conferenze, concerti, proiezioni di film) attirava un pubblico fitto e partecipativo.

Negli anni Settanta l’AAB risentì del rovente clima politico, sociale e culturale della città, specchio di quello nazionale, diventando il centro di aggregazione dei soggetti e delle forze che agivano nel campo non solo dell’arte, ma della cultura in generale. Si ridefinì così anche la figura del socio: il nuovo statuto aboliva ogni distinzione tra i soci artisti e non artisti e ammetteva quanti chiedevano l’iscrizione, con la sola condizione che condividessero le finalità dell’Associazione. L’AAB perdeva così il carattere “corporativo” che l’aveva caratterizzata fino allora e si apriva alla società. Alcune mostre di questo periodo, organizzate nell’ambito del Maggio culturale antifascista istituito per ricordare la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (come le personali di Renzo Vespignani, Corrado Cagli e Remo Brindisi), a cui si aggiunsero innumerevoli dibattiti su temi di grande impegno civile, costituirono importanti avvenimenti culturali per la città e l’AAB si affermava come un sodalizio apertamente schierato nel campo dell’antifascismo, impegnato per la diffusione e la promozione di un’educazione permanente e democratica di massa. In questa direzione si mosse anche l’iniziativa di trasformare l’AAB, di concerto con le varie forze politiche e sindacali, gli enti locali, le istituzioni di base e gli intellettuali, in un “museo laboratorio di arti visive”, nel quale dovevano essere presenti tutte le tendenze dell’arte bresciana. A metà degli anni Settanta cominciò per l’AAB un periodo di relativa stabilizzazione dovuto anche all’instaurarsi di formali rapporti con la regione, le amministrazioni locali e i Civici Musei. In particolare con il Comune vennero realizzate le mostre dedicate a Romolo Romani (dicembre 1975) e a Francesco Filippini (luglio 1979) e nell’ottobre 1976 venne presentato per la prima volta il progetto museografico elaborato da Andrea Emiliani per il complesso di San Salvatore e Santa Giulia, Un museo per la città.

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Negli anni Ottanta l’Associazione venne duramente provata dalle trattative con l’Intendenza di Finanza, proprietaria dell’immobile, che nel luglio del 1982 comunicò la sua decisione di recedere dai contratti di locazione per adibire i locali occupati dall’AAB come sede di uffici statali. La motivazione era nella sostanza pretestuosa: in realtà, dopo la ristrutturazione degli ambienti avvenuta nel 1961-1962, si era sviluppata una controversia fra l’Associazione, la quale riteneva che gli oneri sostenuti per i lavori fossero da considerarsi come pagamento degli affitti, e l’Intendenza, che non riconosceva questo sforzo finanziario ed organizzativo che aveva senza dubbio determinato un incremento del valore dell’immobile. La vicenda si concluse dopo un lungo e travagliato percorso con il trauma dello sfratto dalla storica sede di via Gramsci. L’Amministrazione comunale si impegnò a trovarne una nuova, che venne identificata nell’ex Disciplina dei Santi Nazaro e Celso in vicolo delle Stelle: una sede prestigiosa per storia e arte, ma di dimensioni insufficienti per le attività dell’AAB e in una posizione non favorevole. Ci furono contestazioni di una parte dei soci e tentativi di occupazione, ma alla fine, nel febbraio del 1990, l’Associazione fu costretta ad accettare la nuova sistemazione. Ciononostante i consigli direttivi si impegnarono a programmare un’attività espositiva e culturale di ottimo livello: basti ricordare le mostre retrospettive dedicate a Francesco Carlo Salodini, Emilio Rizzi, Eliodoro Coccoli, Angelo Zanelli, Angelo Righetti, Timo Bortolotti, Virgilio Vecchia, le esposizioni di artisti di risonanza internazionale (Hugo Demarco, Georges Rouault, Giovanni Koronpay), le rassegne dedicate all’École de Paris e alla Scuola di Mons e i cosiddetti “Tre accadimenti dell’arte italiana attuale”, curati da noti critici come Vittorio Sgarbi, Giovani Testori, Gianfranco Bruno.

L’Associazione, quando si trasferì nella nuova sede, era praticamente agonizzante: i soci si erano ridotti a un numero esiguo, le risorse finanziarie erano allo sfascio, l’attività esangue. Nell’ultimo decennio del XX secolo e nel primo del XXI i consigli direttivi che si susseguirono sotto la presidenza di Vasco Frati svolsero l’impegnativo compito di rifondare e ristrutturare l’Associazione, di definire i programmi di attività e di instaurare nuovi rapporti con gli enti locali. La segreteria venne stabilizzata con regolari assunzioni di personale, la sede, pur negli spazi limitati, venne dotata di tutte le attrezzature necessarie, vennero stipulate convenzioni e sviluppati stretti rapporti con gli enti locali, per la garanzia di contributi regolari, e con i Civici Musei d’arte e storia, per la programmazione culturale.

Nel gennaio 1997 l’assemblea dei soci ha approvato un nuovo statuto, le cui finalità sono definite dall’articolo 4: «L’Associazione ha lo scopo di promuovere attività di carattere culturale, in particolare la conoscenza e lo studio delle arti figurative e visive e degli artisti bresciani»; vengono indicati quattro preminenti settori di attività (culturali; didattiche e di formazione; editoriali; promozionali); sono affidati ai tesorieri e ai revisori dei conti rispettivamente la redazione dei bilanci preventivi e consuntivi e il controllo sulla gestione amministrativa.

L’Associazione, eliminato totalmente ogni aspetto corporativo, si è configurata come un’agenzia culturale di pubblico servizio. Il prestigio e il valore della programmazione espositiva sono stati riconosciuti anche fuori dall’ambito locale, in Italia e all’estero: ne sono aspetti importanti l’ampliamento dei settori di interesse, dalle arti figurative alle installazioni e alle perfomances, dalla proposta di artisti o movimenti dell’Ottocento e della prima metà del Novecento (gli artisti Battista Barbieri, Luigi Basiletti, Gerolamo Calca, Giuseppe Canella, Felice Carena, Paolo Cassa, Arturo Castelli, Giovanni Fattori, Modesto Faustini, Francesco Filippini, Umberto Franciosi, Domenico Ghidoni, Achille Glisenti, Angelo Inganni, Elisabetta Kaehlbrandt, Ermete Lancini, Carlo Manziana, Filippo Monteverde, Giuseppe Ronchi, Francesco Carlo Salodini, Antonio Tagliaferri, Vittorio Trainini, Virgilio Vecchia, Roberto Venturi, Angelo Zanelli, Arnaldo Zuccari e le rassegne di sculture dei Civici Musei negli anni 1860-1950, di opere a pastello degli anni 1860-1940, di paesaggi dipinti e disegnati “dal vero” del primo Ottocento e di lavori eseguiti per il Concorso Brozzoni) a quella della produzione più recente con le serie “Classici del Novecento” e “Classici del contemporaneo” (con le rassegne dedicate a Valerio Adami, Enrico Baj, Renato Birolli, Hugo Demarco, Piero Dorazio, Giannetto Fieschi, Lucio Fontana, Giuseppe Guerreschi, Jirí Kolár, Bruno Munari, Emilio Vedova, Luigi Veronesi, Giuseppe Zigaina e ad esponenti della Nuova Figurazione, del Futurismo, delle tendenze informali degli anni Cinquanta e Sessanta, della poesia visiva e dell’arte cinetica, della Pop Art italiana); le aperture alle nuove generazioni e agli artisti non locali; la collaborazione con musei, collezionisti, istituti scolastici e università. Intensa è l’attività editoriale: l’Associazione pubblica un notiziario periodico; ogni mostra è accompagnata da un catalogo (una delle collane è arrivata nel febbraio 2013 al n. 196); in occasione del cinquantenario di fondazione è stata edita la ricerca di Roberto Ferrari e nell’occasione del mezzo millennio di edificazione della sede lo studio La Disciplina dei Santi Nazaro e Celso nel cinquecentesimo anniversario della fondazione, a cura di Vincenzo Gheroldi e Valeria Leoni. Intensa è stata pure l’organizzazione di attività culturali, quali corsi (fra cui i cosiddetti Venerdì dell’Associazione artisti bresciani, cicli di incontri durati dal 1996 al 2005), dibattiti (fra cui i ciclo Arte, cultura, città. Incontri-dibattito all’AAB, 2010-2011; Restaurare/Restituire la città antica. Incontri-dibattito all’AAB, 2011-2012; La cultura della città e le nuove generazioni. Incontri-dibattito all’AAB, 2012-2013), presentazioni di libri, conferenze, concerti (tra cui i Concerti aperitivo, 1997-1999), premi e borse di studio.

Rimangono tuttavia aperti e irrisolti i problemi della mancanza di spazi e della precarietà dei finanziamenti.

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L’attività dell’Associazione è testimoniata da documenti raccolti nel corso degli oltre sei decenni di vita: l’archivio custodisce una documentazione ampia e preziosa della storia dell’AAB e risulta composto da diverse serie relative all’amministrazione, alla contabilità, all’anagrafe degli artisti, alle attività (scuola d’arte, corsi, seminari) e alle iniziative (mostre, concorsi, incontri, concerti, dibattiti, tavole rotonde). L’archivio è di rilevante importanza sotto l’aspetto storico per la presenza di atti che consentono di analizzare lo sviluppo dell’Associazione nei suoi intrecci con la dimensione culturale, sociale e politica della città e della provincia. Purtroppo sono parzialmente carenti le fonti riguardanti la nascita dell’Associazione nel secondo dopoguerra e gli anni Cinquanta e Sessanta. Roberto Ferrari, nella sua citata monografia, ha integrato la documentazione con un attento e rigoroso spoglio della stampa locale del periodo e la consultazione di altri archivi, pubblici e privati.

Altro aspetto peculiare del fondo documentale è la molteplicità dei supporti in esso contenuti; oltre ai documenti cartacei sono conservati vari materiali che hanno valenza storica e mantengono spessore artistico: opere per concorsi, materiale fotografico (stampe, diapositive, provini), videoregistrazioni (videocassette) e audioregistrazioni (bobine magnetiche). La consistenza dell’archivio risulta così composta:

-  carteggi e serie (1945-2011): migliaia di documenti, carteggi, verbali;

-  pubblicazioni: cataloghi (vecchie serie 50 e nuove serie 206), bollettini aab notizie (28), centinaia di inviti, locandine e manifesti; rassegne stampa;

- altro materiale: videocassette, audiocassette, diapositive, provini fotografici; centinaia di fotografie;

-  anagrafe degli artisti, bresciani e non, che hanno avuto contatti con l’Associazione;

-  fondi: carteggio Rizzi, risalente ai secoli XIX e XX;

-  patrimonio artistico (dipinti, disegni, incisioni, sculture);

-  biblioteca specializzata: circa 2000 volumi, alcuni di grande pregio.

 

Per quanto riguarda lo stato dell’archivio, il problema principale è la mancanza di assetto generale, condizione che non permette la conoscenza precisa della documentazione e non garantisce né la conservazione né un’adeguata gestione sotto l’aspetto sia culturale sia amministrativo. Sarebbe quindi necessario recuperare l’assetto dell’intera documentazione nelle proprie articolazioni, avviando le opportune operazioni che consentano una corretta gestioneprofessionaledell’archivioinspaziadattiallatutelaeallaconsultazione,per la valorizzazione del patrimonio.

I presidenti dell’AAB: ingegner Giambattista Bignetti, 1945; avvocato Giovanni Alberini, 1946; Achille Cavellini, 1947; professor Emilio Rizzi, 1947; ingegner Mario Moretti, 1949; dottor Mario Panizza, 1950; dottor Terenzio Formenti, 1951; architetto Guido Marangoni, 1952; avvocato Stefano Bazoli, 1953; professor Nino Fortunato Vicari, 1954; ingegner Lazzaro Giacomelli, 1955; architetto Mario Dabbeni, 1957; professore Adriano Grasso Caprioli, 1961; architetto Gigi Fasser, 1963; ingegner Lodovico Cargnoni, 1966; professore Adriano Grasso Caprioli, 1968; architetto Giacomo Mutti, 1968; professor Luigi Ghelfi, 1971; Pietro Cenedella, 1972; architetto Valentino Zini, 1976; Giuseppe Rivadossi, 1984; professor Vasco Frati, 1993-2012; dottor Dino Santina, 2013, dottor Massimo Tedeschi, 2017.

 

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[1] Il testo è pubblicato in Roberto Ferrari, L’Associazione Artisti Bresciani. Un difficile cammino nell’arte e nella cultura (1945-1995), Brescia, Grafo, 1995, p. 40, n. 3.